Artigianato nel Mondo Contemporaneo
Quando chiesero a Jiro Ono, il maestro del sushi di Sukiyabashi Jiro, come formasse i suoi apprendisti, rispose: “Cominciano strizzando asciugamani caldi. Per anni.”
Non era una punizione. Era una forma di disciplina.
Perché prima di poter toccare il pesce, dovevi imparare a "toccare" il tempo.
Viviamo in un tempo in cui tutto è immediato.
Un tavolo arriva in 24 ore.
Una sedia “di design” arriva in kit, compressa in una scatola.
Ma, sotto sotto, lo sappiamo: la velocità svuota la memoria, diluisce il valore delle cose.
Ed è per questo che stiamo tornando agli oggetti fatti a mano.
Non per nostalgia.
Ma per necessità.
Non era una punizione. Era una forma di disciplina.
Perché prima di poter toccare il pesce, dovevi imparare a "toccare" il tempo.
Viviamo in un tempo in cui tutto è immediato.
Un tavolo arriva in 24 ore.
Una sedia “di design” arriva in kit, compressa in una scatola.
Ma, sotto sotto, lo sappiamo: la velocità svuota la memoria, diluisce il valore delle cose.
Ed è per questo che stiamo tornando agli oggetti fatti a mano.
Non per nostalgia.
Ma per necessità.
Un tempo, possedere qualcosa fatto a mano voleva dire conoscere le mani che l’avevano creato.
Il calzolaio non faceva semplicemente scarpe: faceva le tue scarpe.
E se una pipa aveva le iniziali incise dentro, non era per mostrare,
ma per dire: “ti appartiene”.
C’era un contratto implicito d’intenzione tra chi creava e chi usava.
Una consapevolezza condivisa: che tempo, tatto e materia potessero generare qualcosa di irripetibile.
Il calzolaio non faceva semplicemente scarpe: faceva le tue scarpe.
E se una pipa aveva le iniziali incise dentro, non era per mostrare,
ma per dire: “ti appartiene”.
C’era un contratto implicito d’intenzione tra chi creava e chi usava.
Una consapevolezza condivisa: che tempo, tatto e materia potessero generare qualcosa di irripetibile.
Non è una tendenza. È una reazione.
Quell’idea di oggetto fatto a mano non sta tornando come moda.
Ma come risposta.
Contro l’iperproduzione. Contro l’anonimato. Contro l’estetica neutra del design che corre troppo.
JoK non è nato per essere un oggetto di lusso.
È nato per durare.
Lo percepisci nel peso dell’acciaio.
Nella differenza tra il metallo grezzo e quello levigato.
Ti basta prenderlo in mano una volta,
e sai che non lo confonderai più con nient’altro.
È questo che fa l’artigianato vero.
Non si impone. Si lascia scoprire.
Non ti dice chi sei.
Si fa ricordare. Sulla pelle, e con il tempo, anche nella memoria..
Leggi altri articoli sul Journal di JOK, per chi sceglie ancora cosa toccare, e perché.
→ www.jok.world
Quell’idea di oggetto fatto a mano non sta tornando come moda.
Ma come risposta.
Contro l’iperproduzione. Contro l’anonimato. Contro l’estetica neutra del design che corre troppo.
JoK non è nato per essere un oggetto di lusso.
È nato per durare.
Lo percepisci nel peso dell’acciaio.
Nella differenza tra il metallo grezzo e quello levigato.
Ti basta prenderlo in mano una volta,
e sai che non lo confonderai più con nient’altro.
È questo che fa l’artigianato vero.
Non si impone. Si lascia scoprire.
Non ti dice chi sei.
Si fa ricordare. Sulla pelle, e con il tempo, anche nella memoria..
Leggi altri articoli sul Journal di JOK, per chi sceglie ancora cosa toccare, e perché.
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